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L’integrazione tra gli opposti: la felicità a portata di mano

L'integrazione degli opposti e la felicità

L'integrazione degli opposti è la felicità

Se per imparare ad essere felice pensi che possa essere utile capire come certe cose funzionano, ad esempio il tuo corpo e il tuo cervello, questo è il post fatto proprio per te.

In questo post viene riportato l’articolo che ho scritto per psicolab.net rivista on line che tratta tematiche legate alla mente, al comportamento dell’uomo e alle sue possibilità di crescita e sviluppo .

Il titolo originale dell’articolo che trovi pubblicato qui è  “L’integrazione tra gli opposti e la neurofisiologia del benessere”

Buona lettura

Il benessere psicologico e l’integrazione tra mente e corpo

In un percorso di counseling, attraverso le tecniche della Gestalt o della PNL, l’obiettivo dell’integrazione degli opposti è una delle mete che viene spesso perseguita, per ottenere il ben-essere psicologico dell’individuo.

Dato che “Non sono i fatti che turbano la mente degli uomini, ma è  il giudizio che gli uomini esprimono sui fatti a turbare la loro mente” (Epitteto 120-50 a. C.), ecco che con metodologie un po’ diverse si cerca di portare alla consapevolezza che non tutto ciò che giudichiamo “un male” è realmente pericoloso e che non tutto ciò che giudichiamo “un bene” è realmente vantaggioso.

Del resto anche con l’Analisi Transazionale la maturità e la libertà dell’individuo si raggiungono quando le figure del genitore e del bambino si integrano fondendosi nella figura dell’adulto che vive con consapevolezza nel qui e ora.

In tutti i percorsi di empowerment, quali siano le tecniche adottate, si mettono sempre in funzione dei processi nei quali aspetti razionali sempre ben evidenti ed aspetti emotivi, che vivono nel sottobosco dell’inconscio, si confrontano, si affrontano, si scontrano e solo nel momento in cui la competizione tra interessi diversi converge in modo congruente verso l’obiettivo del benessere comune, il nodo si scioglie e tutte le energie dell’individuo, che prima erano in gran parte sprecate in una lotta intestina tra razionalità ed emotività, possono essere impiegate per una sana realizzazione dell’individuo.

E’ all’interno di questo scenario, ben conosciuto da tutti coloro che si occupano di benessere psicologico, che presi da questa lotta tra conscio ed sub-conscio, forse ci si è dimenticati di un dualismo, così radicato nella nostra cultura, da non ritenerlo meritevole di attenzione o comunque non determinante per una felice soluzione dei problemi.

Chiedo fin da subito scusa a tutti i professionisti dei diversi settori se per necessità di sintesi mi trovo costretto a delle generalizzazioni, ma questo intende essere solo un appunto teorico che non ha nessuna pretesa di fare totale chiarezza su un argomento così vasto e delicato.

Nella plurisecolare divisione tra mente e corpo, quando dalle scienze mediche si è iniziato ad indagare sul funzionamento della mente si sono consolidati due filoni.

Quello psichiatrico che, sulla strada tracciata dalla “scienza” medica ha continuato a vedere i comportamenti della psiche come “misterioso” risultato del funzionamento più o meno ottimale di un organo, sul quale intervenire più o meno “meccanicamente” con farmaci o chirurgia e quello umanistico che si è concentrato prevalentemente sulle ipotetiche modalità di formazione dei pensieri e delle idee, cause del disagio e sulla conseguente possibilità di intervenire su tali procedure per renderle più funzionali al benessere dell’individuo stesso.

Se con la Gestalt nelle sua varie filiazioni, quali la danza terapia, la musicoterapia, e via via, tante altre terapie, senza dubbio si fa un gran uso del corpo e della corporeità, e se questo accade anche con la PNL e ancor più con la bioenergetica che lavora quasi esclusivamente sugli aspetti fisici, il più delle volte il corpo stesso viene considerato come il semplice contenitore della mente, con la sola funzione di riflettere o manifestare le sensazioni della mente ma, con ben poche possibilità di dare il suo importante e pro-attivo contributo alla soluzione del problema.

In altre parole, per far si che avvenga quell’integrazione tra razionalità ed emotività, il corpo viene usato come semplice “accessorio”.

La psico-neuro-endocrino-immunologia è una relativamente nuova branca della scienza medica ma, talmente nuova che anche in alcuni ambienti medici a volte non si è mai sentita nominare ma, è proprio da questa nuova scienza che studia le strettissime relazioni tra funzionamento psichico, la mente e il funzionamento neuro-biologico, fatto da corpo, cervello, sistema nervoso autonomo, e sistema endocrino che possono venire degli interessanti suggerimenti per un uso attivo del corpo anche nel settore del benessere psicologico.

Il cambiamento, in un sistema, puo essere ottenuto solo fornendo energia al sistema stesso

“Bisognerebbe guardare ad ogni cosa come se fosse un miracolo e bisognerebbe guardare ad ogni cosa come se non fosse un miracolo”.

Questo è quanto sosteneva Albert Einstein descrivendo il suo approccio agli aspetti del mondo fisico che lui studiava e se impiegando questo principio, che ancora una volta porta all’integrazione degli opposti, guardiamo attentamente alla mente dell’essere umano, probabilmente ci sarà possibile scoprire qualcosa di molto interessante.

Credo si possa affermare che la mente dell’essere umano, nel bene e nel male, sia il risultato di ciò che avviene dentro una cosa che si chiama cervello; a sua volta questo cervello è strettamente interconnesso attraverso il sistema nervoso autonomo con tutta una serie di organi che consentono allo stesso essere umano interagire con l’ambiente che lo circonda, e pertanto, molto probabilmente, le relazioni tra la mente e il corpo sono molto più strette di quanto si è soliti pensare.

A questo proposito basta pensare a quante espressioni, nel linguaggio comune, fanno riferimento a parti del corpo per denunciare uno stato che è anche della mente: una paura improvvisa fa scoppiare il cuore, l’angoscia per una situazione irrisolta è un peso sullo stomaco, il dolore per una perdita è un groppo alla gola, una rabbia prolungata fa rodere il fegato e la vergogna, senza la necessità di ricorrere alle metafore, ci fa infiammare in volto.

Oggi sappiamo che tutti questi stati di sofferenza “fisica” (cuore che scoppia, peso allo stomaco, groppo alla gola, fegato roso, volto in fiamme) dovuti ad un malessere della mente (paura, angoscia, dolore, rabbia, vergogna) indipendentemente da quali possano essere le cause scatenanti, sono il risultato dell’effetto prodotto da quei neurotrasmettitori che il cervello fa generare all’organismo quando, sentendosi minacciato, si pone in una situazione di difesa o di attacco.

Dato che come diceva Epitteto “Non sono i fatti che turbano la mente degli uomini, ma è il giudizio che gli uomini esprimono sui fatti a turbare la loro mente”, anche se le tigri dai denti a sciabola sono scomparse da qualche migliaio di anni, viviamo in un ambiente che ripetutamente e in molti modi fa percepire al nostro organismo una situazione di pericolo ponendolo in uno stato di attacco o di difesa e lo costringe a produrre cortisolo e adrenaline, elementi essenziali per poter fronteggiare una sfida a livello fisico (sfuggire dalla tigre con i denti a sciabola) ma particolarmente “tossici” quando si accumulano nell’organismo.

Ma oggi che le tigri dai denti a sciabola sono scomparse da diverse migliaia di anni che cosa fa si che il nostro organismo reagisca in modo così violento, come se fosse in pericolo la nostra stessa sopravvivenza?

Anche senza fare riferimento all’attuale crisi economica, che di certo ha innalzato il livello di allarme, di sicuro viviamo in un società ad alta competitività nella quale lo stress sembra essere una componente “irrinunciabile” tanto nel mondo del lavoro quanto nella vita quotidiana; così anche se le tigri dai denti a sciabola sono state sostituite da un collega, da un capoufficio, da un cliente o da chi dietro di noi è fermo ad un semaforo, il nostro organismo continua a rispondere con le stesse modalità di attacco o fuga che adottava 10.000 anni fa quando la minaccia alla sopravvivenza era certamente più reale.

Ma mentre 10.000 anni fa sfuggiti alla tigre dei denti a sciabola ci si poteva concedere un po’ di riposo così che l’organismo potesse riassorbire queste sostanze, oggi anche nel tempo libero, quotidianamente, da televisione, giornali e cinema, riceviamo messaggi che ci fanno credere come la nostra sopravvivenza sia continuamente minacciata: informazioni, pubblicità e spesso anche gli spettacoli, il più delle volte ci presentano situazioni che alimentano paure, ansie, dolori, rabbie e vergogne continuando così a tenere costantemente sotto stress l’intero organismo accompagnandolo pian piano ad una sorta di assuefazione allo stress.

Purtroppo il fatto che l’organismo si abitui a vivere in una situazione di stress non significa che questo gli faccia bene e così poi o si manifestano le cosiddette malattie psicosomatiche, che sembra siano praticamente tutte, o si manifestano disturbi del comportamento, ansie patologiche, depressioni più o meno gravi e difficoltà varie a volte anche nel definire i propri obiettivi nella vita quotidiana.

A questo punto è utile ricordare che, in una situazione di stress, vale a dire, quando l’organismo vede in pericolo la sua sopravvivenza, anche se la tigre dai denti a sciabola è stata sostituita dal collega, il cervello mette comunque in funzione quella specie di pilota automatico che si chiama amigdala e che da istantaneamente il via ai neuro-trasmettitori del attacco o fuga: se si tratta di salvare la pelle c’è poco tempo da perdere in lunghi ragionamenti e bisogna agire in fretta.

Ma se questa reazione, pilotata dal sistema centrale autonomo, è pressoché automatica, come può diventare possibile gestirla in modo che sia almeno più indolore? Sembrerebbe una situazione senza scampo, verrebbe da pensare che forse era meglio quando c’erano le tigri con i denti a sciabola.

In teoria la soluzione è abbastanza semplice, basta imparare ad esprimere un giudizio diverso sui fatti; ad esempio prendere consapevolezza che innanzitutto il collega non ci può sbranare e subito, le sue invettive, invece di apparirci come una minaccia di morte nei nostri confronti, ci appariranno per quello che realmente sono, lo sfogo di una persona stressata e questo sarebbe sufficiente per non essere a nostra volta vittime dello stress.

Se razionalmente è facile capire che le invettive non rappresentano una minaccia di morte, nella pratica, convincere di ciò l’intero organismo, in modo da non essere vittime dello stress diventa un po’ più complicato perché richiede, da parte nostra, la capacità di cambiare punto di vista su tutta la questione e ben si sa che per qualsiasi cambiamento è necessario fornire dell’energia al sistema che deve essere sottoposto al cambiamento stesso.

Ma qual è il sistema al quale deve essere fornita l’energia? E quale tipo di energia deve essere fornita? E come è possibile fornire questa energia?

Come auto-produrre l’energia necessaria al cambiamento

Capita spesso che, talmente concentrati su di un aspetto del problema, non riusciamo a cambiare minimamente punto di osservazione sul problema stesso ed in tal modo non riusciamo a vedere che non solo la soluzione è a portata di mano, già bella e pronta, ma anche “magicamente” potente e semplice.

E questo fenomeno si presenta anche nel delicato ambiente del benessere psicologico, per lo meno in quello che non sia ostacolato da reali deficit neurobiologici. Cerchiamo di capire il perché.

La natura non ama giocare a dadi” con questa frase Albert Einstein intendeva dire che il fenomeni fisici oggetto dei suoi studi dovevano essere guidati da regole molto semplici e se ciò vale per il mondo fisico, molto probabilmente vale anche per il mondo biologico del quale l’essere umano fa parte.

Credo che più o meno a tutti, facendo un qualsiasi normale movimento, sia capitato di prendere inavvertitamente una bella botta.

Quando sei protagonista di un fatto del genere, oltre al conseguente dolore fisico, nasce nella tua mente un più che giustificato senso di sconforto “Con tutte le difficoltà della vita vado pure a farmi del male per conto mio” e possiamo dire che si generi, per intensità e durata, un micro stato depressivo dal quale, per fortuna, normalmente ci si riprende senza far ricorso a psicoterapie o psicofarmaci.

Allo stesso modo e in direzione opposta, più o meno a tutti è capitato di essere stati spettatori, magari casuali, di uno spettacolo naturale, un tramonto, un panorama o chissà che altro, o anche di uno spettacolo prodotto dall’uomo, come un’opera d’arte, un concerto, una commedia, ed aver ricevuto in quell’occasione una carica energetica talmente forte che si ancora nella nostra memoria in modo così forte che il solo ricordarla, anche a distanza di tanto tempo, ci da ancora un’intensa sensazione di gioia e di benessere.

L’efficacia di questo fenomeno è ben nota non solo a chi usa la PNL ma anche a tutti coloro che nei più diversi settori del benessere psicologico usano con finalità più o meno “terapeutiche” visualizzazioni o meditazioni guidate.

E’ altresi noto che anche le più avanzate ricerche delle neuroscienze che con sofisticate apparecchiature (FMRI in italiano Risonanza Magnetica Funzionale) sondano l’attività, la funzionalità nonché lo stato di benessere biologico del cervello hanno definitivamente confermato che chi pratica in modo costante forme di meditazione profonda, oltre a godere di un benessere psicologico invidiabile racchiudono nel loro cervello un ippocampo particolarmente sano e ben sviluppato che, al contrario, si ritrova debole e letteralmente ridotto in chi soffre di gravi forme depressive.

E a che cosa ci servono tutte queste belle informazioni?

Se quando siamo fisicamente sofferenti come naturale conseguenza ci deprimiamo, e se quando siamo psicologicamente soddisfatti il senso di benessere si estende anche a tutto il corpo, forse esistono altre pratiche oltre alla meditazione con le quali è possibile “forzare artificiosamente” ma in modo del tutto naturale il senso di benessere fisico e psicologico.

Questo rinnovato e potenziato nuovo senso di benessere psicologico probabilmente si estenderà a tutto il corpo offrendo all’intero sistema neurobiologico quelle energie necessarie per consentire il cambiamento del punto di vista sul problema; il problema stesso potrebbe essere affrontato in modo nuovo e molto probabilmente sarebbe possibile risolvere o comunque superare il problema che è causa del disagio.

Ed è così che potrebbe nascere quell’integrazione tra le parti, mente e corpo, per dare il via ad una strategia sinergica nella quale la mente ordina al corpo di “forzare artificiosamente” il suo benessere ed ottenere quelle energie necessarie per cambiare punto di vista così da affrontare le cause del disagio psicologico da un’altra prospettiva e superarle felicemente.

Ecco quindi che il corpo, semplice contenitore e specchio di stress, ansie e disagi, sapientemente guidato dalla stessa mente potrebbe diventare l’artefice di un benessere psicologico creato “forzatamente” ma non per questo meno reale ed efficacie, che offrirebbe alla mente le energie per quel cambiamento di punto di vista, indispensabile per uscire dal disagio.

Fantascienza? Pratiche esoteriche? Esseri bionici? Sogno irraggiungibile di un reale benessere alla portata di tutti?

Assolutamente no!

Tutto ciò esiste già e in tutto il mondo migliaia di persone già lo mettono già in pratica: questa cosa si chiama Yoga della Risata.

Creata dal medico indiano Madan Kataria, questa tecnica che unisce la giocosità dei bambini alle pratiche di

Dr. Madan Kataria

Dr. Madan Kataria

respirazione dello yoga pranayama, provoca in chi la pratica una ininterrotta sequenza di risate per una durata che dipende esclusivamente da quanto si intende far durare la sessione, di solito dai 15 ai 45 minuti.

Anche se chi inizia una sessione di Yoga della Risata è in una situazione di stress, durante la quale quale è in piena attività il sistema ortosimpatico (che produce cortisolo e gli altri neurotrasmettitori dello stress), dopo un minimo di 15 minuti di risate continue il sistema ortosimpatico si disattiva ed inizia ad operare il sistema parasimpatico con la conseguente produzione di endorfine, serotonina e l’attivazione di tutti quei meccanismi neurobiologici che creano quella sensazione di benessere che in realtà è benessere a tutti gli effetti.

Ecco quindi che il corpo, guidato dalla mente, diventa artefice di quelle energie che consentono alla mente stessa di mettere in atto quel cambiamento di punto di vista, indispensabile per uscire dal disagio.

Non sono uno psichiatra, non sono uno psicoterapeuta, non sono un neurologo, non sono un endocrinologo, sono un semplice counselor con la passione per le neuroscienze, la psico-neuro-endocrino-immunologia ed il ben-essere; pratico lo Yoga della Risata e conduco sessioni di questa straordinaria pratica per il benessere da meno di un anno e devo dire che ogni volta che ho impiegato le tecniche di Yoga della Risata nei lavori di gruppo i risultati sono stati sorprendentemente positivi.

In questo articolo ho riportato semplicemente delle mie considerazioni frutto delle mie personali esperienze che al momento hanno solo parziali riscontri scientifici ma, si sa che, di solito, la scienza si limita a dimostrare ciò che qualcun altro ha già capito benissimo.

Bene, se sei arrivato fino a qui e non sai che cosa sia lo Yoga della Risata eccoti il link per  il sito dell’Associazione Nazionale Yoga della Risata ed un breve video per capire di che cosa si tratta.

http://lapalestradellafelicita.com/2010/07/23/lintegrazione-felicita-mano

La felicità del Polpo Paul e il segreto della psicologia quantistica

Il felice Polpo Paul

Di certo il Polpo Paul non se l’aspettava di diventare così famoso e chissà se il segreto di questa sua fortuna era scritta nel suo DNA, oppure sia stata il frutto di una pervicace applicazione delle regole contenute nella Legge dell’Attrazione. E chissà se questo fenomenale Polpo Paul sarà portato come prova del segreto della psicologia quantistica che già San Francesco aveva ben formulato dicendo “Fai attenzione a ciò che dici e a ciò che pensi perchè potrebbe diventare la tua profezia”.

Non lo sò quanti si metteranno a fare seri ed approfonditi studi su questa cosa, ma a me e venuto naturale fare qualche considerazione.

Secondo la Fisica Quantistica , ben si sa che se una farfalla batte le ali a New York si scatena un uragano nelle Filippine ma ancora nessun sapeva che il Polpo Paul avesse delle doti profetiche che comunica aprendo il contenitore con la bandiera della nazionale  che vincerà  la partita di calcio.

Mentre i più grandi esperti di economia non sanno prevedere crisi mondiali catastrofiche, il Polpo Paul ,che di calcio non ne sa nulla e proprio non gliene frega nulla, prevede chi vince le  singole partite dei mondiali con una precisione quasi svizzera …

E se fosse vero il contrario?????

Insomma prevedere il risultato esatto, su due possibilità, è abbastanza facile, non serve essere ne maghi, ne studiati, basta un po’ di fortuna e come spiegano gli statistici, del tutto a caso si possono inanellare lunghe sequenze di risultati positivi; poi come diceva Epitteto, circa 2.000 anni fa, “Non sono i fatti a turbare la mente degli uomini ma i giudizio che gli uomini esprimono sui fatti”.

Ed ecco svelato il segreto: il Polpo Paul, in modo del tutto naturale e senza secondi fini, ha sempre preso per primo il boccone per lui forse più profumato che casualmente era contenuto nella stessa scatola che conteneva la bandiera appartenente alla squadra che avrebbe perso. Poi siccome questo fatto si ripete spesso, si comincia a creare un meme micidiale che entra anche nelle teste dei giocatori.

I giocatori di calcio, come quasi la totalità degli esseri umani, hano qualche difficoltà a gestire le proprie emozioni e le questioni apparentemente irrazionali generano forti emozioni; così una volta che il tarlo è entrato nel cervello  il gioco è fatto: “Perchè ha scelto proprio noi?” “Allora vuol dire che perdermo?” “Come fa a saperlo?” “In che cosa sbaglieremo?” “Perchè non ha scelto gli altri?”  “E se a sbagliare fossi io?” questo da un lato, mentre dall’alto forse sono nate una serie di affermazioni motivanti “Ragazzi vinciamo lo ha detto il Polpo Paul”  “E fatta passiamo” “Facciamo la gara per vedere chi segna per primo”…

e si potrebbe scrivere un libro di migliaia di pagine di drammatici interrogativi  da un lato e di  potenti affermazioni motivanti dall’altro, che l’ignaro e felice Polpo Paul fa nascere nelle menti dei giocatori.

Motivazioni che forse sono state condivise dai pre-destinati alla vittoria aumentando ulteriormente la loro carica emotiva e drammatici interrogativi tra i pre-destinati alla sconfitta che probabilmente ognuno si è tenuto per sè intaccando seriamente la coesione e lo spirito di squadra, anche perché, non avendo nulla di razionale in relazione all’impegno sportivo che li attendeva, nessuno ha osato parlarne.

Chi si occupa di certe cose sa bene che gli aspetti razionali hanno un ben scarso potere sia come motivazione che come disincentivo ed è stata proprio la non razionalità di questi fatti che certamente ha caricato gli uni e deconcentrato gli altri demotivandoli, deconcentrandoli  e facendoli fnire in padella al posto del Polpo Paul.

Così il Polpo Paul del tutto ignaro della sua fama e di ciò che ne consegue è molto felice di continuare a vivere anche perchè, oltre a non essere esperto o interessato al calcio (vedi il post “La felicità è una cosa seria”, non gliene frega nulla nemmeno di essere famoso.

Ma siccome tutti noi amiamo conoscere le personalità famose, sono veramente felice di presentarvi una spettacolare  azione del Polpo Paul, il polpo più famoso del web.

http://lapalestradellafelicita.com/2010/07/08/felicita-polpo-paula


Comunque, personalmente, i polpi li preferisco al mare piuttosto che in padella.

La felicità è una cosa seria

La felicità è una cosa seria

Da una recente ricerca svolta presso la Washington Univeristy di St. Luis sembra proprio che sulla felicità c’è  poco da scherzare. Nell’articolo della Stampa che puoi leggere qui, si parla di uno studio che ha coinvolto solo alcune decine di studenti, e per questo scientificamente non significativo; in ogni caso lo studio ha evidenziato che coloro che trascorrono il tempo a parlare di gossip ed altre amentià del genere sono decisamente più infelici di coloro che nel tempo libero parlano di argomenti più seri e ricchi di significato.

Molto probabilmente questo accade perchè, discutere di argomenti ricchi di significato incide sulla vita di chi si dedica a queste conversazioni, molto più profondamente che un animata discussione sul cambio della pettinatura di una velina che si è vede passare in tv per qualche mese.

Si sa che le persone felici sono interessate al proprio benessere molto più delle persone infelici per cui, se devono occuparsi di qualche cosa, preferiscono occuparsi di qualche cosa che ritorni loro utile, piuttosto che perdere del tempo tanto per passare il tempo.

Certo questo studio non aveva nessuna pretesa scientifica, e anche chi lo ha fatto si sta chiedendo se si diventa felici parlando di cose serie, oppure se sono le persone felici che preferiscono parlare di cose serie che li riguardano direttamente e personalmente, piuttosto che parlare di questioni irrilevanti che riguardano persone sconosciute.

La cosa che comunqe mi diverte di più è che in queste ricerche, e ancor più negli articoli che li riportano, ci si dimentica sempre di un semplice principio della comunicazione, in particolare, e delle relazioni tra esseri umani più in generale.

La comunicazione, come le relazioni tra esseri umani sono un processo “circolare” nel quale qualsiasi punto del processo può essere preso come inizio e diventare causa dei punti successivi e così è abbastanza complesso definire il vero inizio di questo processo, ma la cosa che mi preoccupa è che, guardando al panorama italiano, noto che il mezzo di comunicazione più potente, la televisione, occupa il 99% del suo tempo a comunicare cose irrilevanti di persone sconosciute e per nulla importanti.

Che ci sia un occulto secondo fine per farci essere tutti infelici, oppure chi si occupa della programmazione televisiva è profondamente infelice di suo?

Laciandoti il tempo di pensare ti metto qui un bel video che parla di una cosa molto seria: se le persone felici parlano di cose serie, forse ascoltando delle cose serie si diventa un po’ più felici.

http://lapalestradellafelicita.com/2010/07/03/felicita-seria

Chissà perchè quando sento parlare di cose serie mi sento un po’ più felice.

Che caldo, per fortuna c’è la gelotologia.

Felicità del Ridere

Gelotologia col caldo

Come usa fare ultimamente, quasi all’improvviso e un po’ in ritardo è arrivato il caldo. E quando arriva all’improvviso e carico di umidità, ci da a tutti una bella botta: gambe pesanti, stanchezza diffusa, sonnolenza durante tutto il giorno che scompare appena andiamo a dormire. Insomma una bella fatica.

Ma per fortuna che c’è la gelotologia, questa nuova branca della ricerca scientifica, contrariamente a quanto magari stai pensando non studia caratteristiche e benefici dei gelati, ma studia tutto cio che riguarda il ghelos, in greco antico : il ridere.

E che cosa centra il ridere con il  caldo che c’è? Ridere con lo Yoga della Risata regola la pressione arteriosa che proprio per il caldo si abbassa dando quel senso di stanchezza che rende tristi, inoltre grazie alla produzione di endorfine e di serotonina certamente cambia anche l’umore e quindi ci sentiamo comunque meglio.

Insomma grazie alla gelotologia e allo Yoga della Risata possiamo sentirci più freschi e pimpanti anche senza mangiare gelati.

Nel video puoi vedere anche il Dr. Madan Kataria, l’inventore dello Yoga della Risata e mi piace ricordare che in India, dove questa tecnica è stata inventata, e dove si ride tanto per le strade quanto nelle carceri, gli ingegneri sono circa il doppio di tutti gli italiani messi insieme: forse sarebbe proprio meglio che anche in Italia si cominciasse a ridere seriamente.

http://lapalestradellafelicita.com/2010/07/02/caldo-gelotologia

La felicità della risata è la meditazione

La felicità della risata è la meditazione

Probabilmente stai pensando che praticando lo Yoga della Risata, sono in overdose di risate e per questo sono andato fuori di testa, ma ti assicuro che non è così.

Anzi ti sto proprio svelando una verità, che anche le neuroscienze confermano, e che ancora in pochi conoscono.

Ormai anche la medicina ufficiale riconosce alle pratiche di meditazione la capacità di produrre dei veri benefici fisici, neurobiologici e psicologici a chi si dedica alla meditazione.

Per chi non sa nulla di meditazione e semplificando, si può dire che lo stato di meditazione lo puoi raggiungere portando la tua attenzione su di un qualche cosa di molto semplice e preciso: potrebbe essere la fiamma di una candela o un punto preciso della parete che hai di fronte o semplicemente sul ritmo del tuo respiro; magari le prime volte è meglio se ti fai guidare da qualcuno di esperto.

In un tempo più o meno lungo, da pochi secondi a diverse decine di secondi, in relazione alle tue capacità, che aumentano con la pratica, la tua mente si svuota di ogni pensiero ed entri nello stato di meditazione vera e propria.

Meditare, secondo il buddismo tibetano, significa prendere confidenza, quindi con la meditazione prendi confidenza con te stessa/o e con la realtà che ti circonda: quello che dalle nostre parti viene detto “Consapevolezza”.

In questo stato di meditazione il tuo cervello abbassa la sua frequenza operativa dalle onde Beta che caratterizzano lo stato di veglia vigile, quello che hai di solito mentre stai facendo qualcosa, alle onde Theta che sono tipiche dello stato ipnotico.

Stato Ipnotico?????

Nulla di particolarmente strano, mediamente, per 10 minuti ogni ora, senza che tu te ne renda conto, il tuo cervello va in questo stato perchè ha bisogno di riposare e in questo stato si trova anche appena ti svegli o subito prima di addormentarti.

Sembrerà una stranezza, ma è proprio quando il cervello si trova in questo stato che le sue capacità intuitive e creative si esprimono al massimo della loro potenzialità e senza alcuno sforzo.

Bene, le fragorose risate dello Yoga della Risata, in pochi secondi e senza alcuno sforzo, portano il cervello in uno stato Theta: se solo ci pensi un attimo, ti rendi conto che quando stai ridendo di gusto non riesci a pensare a nulla e se pensi a qualche cosa, non ridi più di gusto.

E’ proprio per questo motivo che, anche nella tradizione del buddismo zen, si dice che 15 minuti di risate corrispondono a 6 ore di meditazione e la meditazione è lo strumento più indicato per raggiungere la consapevolezza e se la consapevolezza la raggiungi mentre stai vivendo in uno stato di benessere, come lo è quello della risata, ti sarà facile capire che la felicità è solo dentro di te.

E proprio in questo video, anche senza lo Yoga della Risata, un esempio di come ridere sul serio porta alla consapevolezza.

http://lapalestradellafelicita.com/2010/06/27/felicita-meditazione-risata


E tu sai ridere seriamente?

Lo Yoga della Risata a Ca’ dei Morer: che felicità

Ca' dei Morer

Giovedì 24 giugno c’è stata la prima sessione di Yoga della Risata a Ca’ dei Morer a Santa Lucia di Piave. Il posto è abbastanza bellissimo e l’ospitalità di Paola altrettanto straordinaria.

Anche se eravamo solo in una decina e quasi tutte persone che tra di loro non si conoscevano, la cosa ancora più bella è stata la sessione, e a dirlo sono i commenti di chi ha partecipato.

Alla naturale curiosità e perplessità che dilagavano prima della sessione si sono sostituiti questi commenti:

“Bellissima esperienza” Doriana

“Bisogna farlo più spesso” Luisa

“Ottimo” Renato

“Ben comune, doppio gaudio” Paola

Purtroppo eravamo tutti impegnati a ridere e nessuno si è preso la briga di fare delle fotografie o delle riprese e non possiamo farti partecipare alla straordinaria serata trascorsa insieme.

Quello che posso dirti e che dalle schede di valutazione della sessione, compilate dai partecipanti, l’incremento di benessere fisico e psicologico tra prima e dopo la sessione è stato + 35%.

E allora, quando dico che “Ridere è la cosa più seria che possiamo fare” probabilmente sto proprio dicendo la verità, sempre che tu abbia voglie di essere felice sul serio.

Quindi, come ci spiega Madan Kataria nel video che segue, se vuoi essere felice “Porta il tuo corpo a ridere e la tua mente lo seguirà”

Se vuoi conoscere i prossimi appuntamenti con lo Yoga della Risata, nella Gioiosa Marca Trevigiana, vai a questa pagina e complia il modulo; riceverai la news letter con tutte le date degli appuntamenti, e anche tu, insieme con La Palestra della Felicità, puoi organizzare, vicino a casa tua, delle rigeneranti sessioni di Yoga della Risata.

Ciao a presto con tanta felicità, e ora guarda il video di Madan Kataria, lui parla in inglese ma sono sicuro che capirai tutto lo stesso.

http://lapalestradellafelicita.com/2010/06/26/yoga-risata-cadeimorer-felicita

Yoga della Risata: la felicità del Training Intensivo

Yoga della Risata

Il Training Intensivo di Yoga della Risata è un vero e proprio Corso di Formazione, con tanto di certificazione rilasciata dalla Laughter Yoga International creata dal Dr. Madan Kataria, per imparare le tecniche dello Yoga della Risata, forse lo strumento più efficiente per ri-trovare la tua felicità.

Lo Yoga della Risata insegna a ridere senza motivo, non servono barzellette,  non servono scherzi a qualcuno, non servono abili comici. L’unica cosa che serve è il desiderio di stare bene in modo naturale.

Lo Yoga della Risata è una straordinaria tecnica per il benessere fisico e per il benessere psicologico, facile da imparare semplice da praticare e alla portata di tutti.

E’ sufficiente praticare questa tecnica per poche decine di minuti per godere subito dei sensibili benefici generati dallo Yoga della Risata e chi partecipa alle due giornate del Training Intensivo ride quasi initerrottamente per diverse ore.

http://lapalestradellafelicita.com/2010/06/04/yoga-risata-felicita-training/

Per leggere le testimonianze di chi  ha partecipato al training puoi andare a questa pagina.

Yoga della Risata: il libro che fa la felicità

Felicità del Ridere

Il libro per ridere

Lo Yoga della Risata è sempre più al centro della ricerca scientifica perchè sembra proprio che questa tecnica che si impara rapidamente, e molto semplice da praticare abbia delle potenzialità veramente straordinarie per il benessere fisico e mentale.

Il fatto è che la repirazione forzata prodotta dallo Yoga della Risata costringe il diaframma ad un intenso esercizio fisico ed è proprio questo esercizio fisico del diaframma che mette a tacere il sistema nervoso simpatico e attiva il sistema nervoso para-simptico.

Forse tu non sei molto pratico di queste cose il fatto è che grazie allo Yoga della Risata il tuo organismo comincia a produrre endorfine, serotonia, il sistema immunitario viene potenziato e via via una sacco di altri benefici per la tua salute psico-fisica solo facendo un sacco di risate : non male ehhh!!!!

Per imparare e praticare lo Yoga della Risata puoi contattare un Leader di Risate andando a questa pagina del sito dell’Associazione Nazionale Yoga della Risata; ancora non siamo in molti ma sparsi un po’ ovunque in Italia.

E se vicino a casa tua non abita nessun Leader di risata puoi cominciare ad imparare lo Yoga della Risata leggendo  questo libro e guardando il DVD che contiene numerosi esercizi … da ridere.

Yoga della Risata + DVD
Autori Vari
Ridere per vivere meglio

Prezzo € 20,00

Training Intensivo Yoga della Risata: che felicità

Il 22 e 23 maggio, cioè ieri, rispetto ad ora che sto scrivendo, si è concluso il primo Training Intensivo di Yoga della Risata a Vittorio Veneto. Come sempre l’entusiasmo è stato straordinario e la partecipazione a questo Training ha cambiato in meno di 48 ore la “vita” di chi ha potuto esssere presente e le mie non sono semplici parole: abbiamo le prove!!!

Sono certo che queste due foto siano la dimostrazione di quanto ho detto.

Sabato 22 maggio, ore 9,30 del mattino prima del training

Domenica 23 maggio ore 16,30 del pomeriggio alla fine del training

Sono certo che la prossima volta partececiperai anche tu con tanta felicità.

La Palestra della Felicità: gratis il nuovo e-book

La Palestra della Felicità

La Palestra della Felicità

Ma la felicità può esistere davvero o è solo un momento passeggero?

Di solito usiamo la parola felicità a sproposito quando ci capita qualche cosa di bello: la macchina nuova, lo scudetto, o una bella festa.

In questi casi, per non confonderci le idee sarebbe meglio usare le parole giuste come gioia, entusiasmo, eccitazione:  stati d’animo destinati a svanire  proprio perché legati ad un fatto particolare.

La felicità quella vera che dipende solo da te è stata misurata dalle neuroscienze con la FMRI, una macchina che “vede” il cervello al lavoro.

E questa felicità si “vede” quando il cervello è soddisfatto del lavoro che sta facendo perchè lavora al meglio delle sue possibilità.

Come puoi ben capire, per ottenere questo risultato, come per tutte le cose che vuoi fare bene, è anche necessario che tu ti eserciti, almeno un po’, ed è per questo che è nata La Palestra della Felicità dove, come in tutte le palestre, puoi trovare chi, con il counselig, ti da il giusto suggerimento: proprio a misura per te.

Infatti, la cosa interessante è che il giusto suggerimento, al momento giusto, ti aiuta molto a cambiare punto di vista sulle tue esperienze di vita e questo semplice ed indolore cambiamento è il primo passo per farti imboccare  con sicurezza la tua strada per la tua felicità: così è capitato anche ad Elisabetta.

Ti assicuro che, cambiato punto di vista, diventa molto più facile fare quei facili e divertenti “esercizi” che ti conservano la felicità in forma smagliante tutti i giorni.

Per conoscere la storia di Elisabetta, e per sapere come e perchè anche tu puoi essere felice tutti i giorni scarica gratis questo e-book e ti ringrazierò, se dopo averlo letto, mi farai sapere qui sotto le tue impressioni.

Buona lettura, con l’augurio che anche tu possa ri-trovare presto la tua felicità.