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Musicalità Comunicativa: regole di una felice conversazione
La comunicazione attraverso suoni e movimenti è la prima modalità che il bambino utilizza per entrare in relazione con l’adulto. Fin da pochissime ore dopo la nascita, entrambi sono in grado di modulare reciprocamente i propri comportamenti in maniera ritmica (sincronizzandosi attorno ad una pulsazione più o meno regolare e periodica) e dinamica (regolando di volta in volta tipologia e intensità degli stimoli) tanto che alcuni studiosi sostengono che questa competenza sia innata.La diade adulto-bambino sembra spontaneamente condividere emozioni e intenzioni sulla base di una sorta di “Musicalità Comunicativa” (Trevarthen, 1999, Trevarthen e Malloch, 2008):
come una coppia di musicisti, improvvisano dei veri e propri dialoghi sonori, che riflettono le classiche regole dell’interazione musicale: la ripetizione, la variazione, la ripresa e lo sviluppo di temi, etc. (Scardovelli, 1986, 1987). L’alternanza di elementi di familiarità / ripetitività con elementi di novità / irregolarità (Kagan, 1972; Scardovelli 1988, 1999; Stern, 1982, 1999, 2004;) è un altro aspetto significativo: su un piano relazionale, la ripetizione contribuisce a creare sicurezza, la novità sollecita invece l’esplorazione (Shaffer, 1977; Bowlby, 1988; Gratier e Apter-Danon, 2008); su un piano di fruizione, la familiarità è piacevole, la novità cattura l’attenzione. Quando c’è un buon equilibrio tra familiarità e novità, il bambino manifesta più spesso espressioni di benessere e coinvolgimento. Le interazioni tra neonati e madri depresse (Malloch, 1999; Robb, 1999) sono invece caratterizzate da risposte più irregolari e incoerenti sul piano ritmico o dinamico da parte del genitore; in questo caso si assiste ad una diminuzione del coinvolgimento da parte del bambino, ad una riduzione di espressioni positive (Beebe, 1982; Murray e Trevarthen, 1985) e ad un aumento di manifestazioni di disagio (Tronick & Weinberg, 1997). Le regole della comunicazione musicale, derivate verosimilmente proprio dalle interazioni precoci madre-bambino, sono in realtà alla base di ogni forma di comunicazione umana, anche la più raffinata ed elaborata (Trevarthen e Malloch, 2008): in ogni scambio comunicativo, quale che sia il linguaggio utilizzato, è rintracciabile una sequenza organizzata di elementi che, alternandosi si alternano in maniera ritmica e dinamica, rendono possibile la reciproca coordinazione e comprensione. Ascolto, rispecchiamento, risonanza e coerenza facilitano la sintonizzazione tra gli interlocutori e favoriscono scambi produttivi, mentre la loro violazione induce disarmonia e malessere. Purtroppo sovrapposizioni, interruzioni, giudizi, mancanza di ascolto, monotonia e disarmonia sono abitudini frequenti nelle conversazioni quotidiane degli adulti: se non affiniamo, all’interno delle nostre interazioni quotidiane, gli strumenti di sintonizzazione di cui la natura ci dota sin dalla nascita, rischiamo di impoverire la nostra musicalità comunicativa, intaccando la nostra efficacia e il nostro benessere. Ri-esercitare la nostra innata musicalità significa allora ri-armonizzare le nostre relazioni interpersonali, affinare la capacità di sintonizzarsi col prossimo e di trovare insieme un giusto equilibrio nell’interazione. Per dirla citando le parole del musicoterapeuta Scardovelli (2006):“Ogni volta che conversiamo, possiamo chiederci: Che tipo di musica stiamo creando? Abbiamo accordato gli strumenti prima di suonare? C’è sintonia tra noi? Ci ascoltiamo reciprocamente? Andiamo a tempo? Rispettiamo le pause? Rispettiamo crescendi e diminuendi, accelerandi e ritardandi? Riprendiamo i modi espressivi l’uno dell’altro? Mettiamo in evidenza i temi? Li sviluppiamo? Creiamo il necessario collegamento tra essi? C’è equilibrio tra familiarità e novità, tra prevedibilità e imprevedibilità?”. Facciamo di ogni dialogo una bella sinfonia, e recuperiamo quella sintonia che ci rende felici… al di là delle parole! http://lapalestradellafelicita.com/2011/02/12/musicalita-comunicativa/ |
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